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Campagna di adesione anno 2007
Una Brutta Storia Olandese
Una Brutta Storia Olandese
La prima inchiesta fatta sugli abusi rituali nelle scuole. Data: 1990!
Di Gabriella Simoni. Antropologa e nota giornalista televisiva

Parlare di abuso rituale significa prima di tutto scontrarsi con l’incredulità della gente, con lo scetticismo del mondo scientifico, con la diffidenza di molti degli addetti ai lavori.
Perlomeno di quelli che non hanno mai avuto a che fare con casi di abuso sessuale a scopo rituale.
Ed è proprio questa incredulità, accompagnata dalla necessità di riscontrare nei racconti una logica ferrea che impedisce una seria presa di coscienza del problema.
Per anni l’impossibilità di credere alla violenza sui minori, la resistenza ad ammettere che la mente umana possa nascondere tali orribili violenze ha messo un muro invalicabile tra noi e la realtà.



Lo stesso che oggi ci impedisce di affondare con il dovuto rigore il problema dell’abuso rituale.




Ma qualunque cosa dica non può rendere l’idea del clima di terrore, angoscia e omertà che si respira durante un’inchiesta di questo tipo. Le porte si chiudono una dietro l’altra e finiscono per sotterrare l’orrore e le sue conseguenze sulla psiche dei bambini.




Ma perché i bambini? Perché innocenti, puri e quindi più plagiabili, condizionabili, ma soprattutto perché un bambino è meno capace di ricordare gli eventi in un giusto ordine cronologico, di ricordare un episodio in modo spontaneo, e di addebitare agli adulti comportamenti e motivazioni che la sua ingenuità non può ancora concepire.




Se a questo aggiungete che i bambini non si ascoltano, che i loro racconti sono spesso attribuiti alla fantasia, che siamo abituati a leggere tutto attraverso la nostra griglia di esperienze si può capire come può essere accaduto che autorità, mondo scientifico e opinione pubblica abbiano potuto negare e lasciare impuniti i responsabili di uno dei casi più incredibili di abuso rituale avvenuto nei nostri giorni.




La storia si svolge a Oude-Pekela un paese di poco meno di ottomila abitanti nel nord dell’Olanda. Ha inizio un giorno di maggio del 1987.




Fred e Ietji Jonker sono due medici, abitano sul canale in quella che da più di cento anni è la casa del medico condotto di Oude.




Siamo stati a trovarli e ci hanno raccontato come questa terribile storia venne a galla:




“ Si presentò nel nostro ambulatorio una mamma con un bambino di 4 anni che inspiegabilmente sanguinava dall’ano. Non riuscimmo a trovare nessuna spiegazione per quella emorragia. Dopo alcuni giorni tornò e ci disse che aveva scoperto la causa.




La donna raccontò che alcuni adulti avevano infilato dei bastoncini nell’ano di suo figlio e che questo gli aveva provocato l’emorragia. Ma la cosa più strana è stata che suo figlio aveva dato il nome di altri due tre amici presenti…poi qualcun altro aveva detto “c’ero anch’io” e un altro “c’era anche lui” e così una settimana dopo erano già venuti fuori i nomi di 25 bambini coinvolti in questo affare”




Ietji Joncher: “In un primo momento pensammo si trattasse di abuso sessuale, ma sentivo che c’era qualcosa di più grosso. Dopo due mese avevamo già trovato 90 bambini che avevano subito abusi e violenze di ogni tipo.”




Domanda: Perché nessuno aveva parlato di sua spontanea volontà?   




Fred Jonker: “I bambini venivano intimoriti a non dire niente ai loro genitori. “Se lo dici alla tua mamma o al tuo papà , verremo ad appiccare il fuoco alla tua casa, ti porteremo via la sorellina, uccideremo i tuoi genitori”.




D: Ma come facevano a portare via i bambini senza che nessuno se ne accorgesse?     




Ietji Jonker: “Li portavano via per un’ora o due. In una casa che poi i bambini hanno riconosciuto, proprio alle porte del villaggio.




Per noi madri i bambini erano a giocare da qualche parte…poi c’è sempre un fratellino maggiore che ha il compito di sorvegliare i più piccoli. E i bambini più grandi venivano coinvolti di più, perché la vergogna giocasse un ruolo importante… Tutto accadeva come in un grande gioco.




Arrivavano dei pagliacci e li invitavano ad una festa “Vieni con noi, la mamma è già lì, anche papà. Ti divertirai”. Così i bambini andavano . All’inizio c’era una grande festa davvero,   c’era la musica, delle streghe, dei pagliacci e degli animali…e dal gioco gli aggressori passavano agli orribili abusi che poi i bambini ci hanno raccontato.




Alcuni venivano caricati a forza su una macchina e portati via a gran velocità. Ricordo un giorno in macchina in cui guidavo velocemente e il mio bambino piccolo mi ha detto: ”Mamma corri come quel giorno che mi portarono alla festa” e mi raccontò che lo avevano chiuso nel bagagliaio insieme alla bicicletta”.




D:Poi alla festa cosa succedeva?   




Fred Jonker: ”Di solito i bambini più piccoli venivano tenuti in gruppo. I più grandi invece venivano separati dagli altri e tenuti soli. Questo perché i più piccoli fanno racconti più confusi e quindi più difficili da confrontare. Ed è difficile credere ad un bambino che parla di croci rovesciate, di 666. Dicevano che erano stati legati mani e piedi, picchiati, frustati, presi a pugni nello stomaco. Poi dopo che avevano bevuto una limonata i racconti si confondevano…c’erano pagliacci e uno, il più piccolo, lanciava coltelli, coltelli come quelli d Rambo, verso di loro. Dovevano bere urina e sperma, mangiare feci…Un bambino di tre anni raccontò di un organo piccolo che diventava grande e faceva pipì bianca…Alcuni descrissero i rapporti con gli adulti…Poi i primi terribili racconti di uccisioni di neonati…”




Naturalmente fu aperta un’indagine, chiusa quasi subito con la convinzione che si trattasse di un caso d’isteria di massa.




Nessuno si era posto una domanda forse banale. Come facevano 90 bambini ad inventarsi delle storie tanto incredibili e coincidenti fra loro? E comunque come spiegare abusi sessuali e violenze fisiche di ogni tipo? Per capirne di più siamo andati a ricercare lo psichiatra che fu chiamato a dare il suo parere sulle dichiarazioni rilasciate dai bambini.




Il professor Gerard Mik fu incaricato dalla polizia di Oude Pekela di fare delle indagini per capire se quello che dicevano i bambini era vero. “Avevo letto questa storia sui giornali e pensavo si trattasse di un caso di isterismo di massa, ma quando arrivai lì capii che i bambini dicevano la verità. C’erano però degli strani eventi, delle cose che non riuscivo a collocare nel quadro di riferimento delle mie conoscenze. Qualcosa mi sfuggiva. Per esempio che bisogno c’era di inventare una festa di carnevale per abusare di un bambino. Raccontavano di adulti che gli urinavano addosso, dicevano che erano stati avvolti nelle feci, che dovevano indossare abiti lunghi e bianchi, ogni tanto si ricordavano di cose orribili fatte ai neonati. Non riuscii a crederci e pensai si trattasse di frutti della fantasia. Vede, all’epoca ero assolutamente convinto che tutti quei bambini avessero subito abuso sessuale ma non sapevano niente di satanismo e abuso rituale”.




L’inchiesta fu chiusa, il professor Mik fu invitato ad un congresso medico nel quale sentì la relazione di un medico americano che parlava di un fatto assolutamente identico che si era svolto a Los Angeles.




“Mi colpì perché i particolari erano del tutto uguali a quelli che avevo sentito raccontare ai bambini di Onde Pekela”.




D: E i racconti dei bambini erano uguali tra di loro?




No, erano diversi, coincidevano fino ad un certo punto e poi improvvisamente diventavano completamente divergenti. Alcuni raccontavano che si trovavano in una chiesa dove c’era un arcobaleno. Altri che dovevano sdraiarsi nudi sul tavolo, altri di neonati legati, neonati neri che non avevano sangue, altri di neonati pugnalati, di incisioni a forma di croce sulla schiena di neonati…




Dei bambini piccoli mi raccontavano che dovevano spogliarsi e poi muoversi a gattoni con un bastoncino nell’ano e una cordicella legata al pene.




Ricordo che si vergognavano molto di raccontarmi queste storie e ancora a distanza di tre anni qualcuno ogni tanto viene da me e mi racconta nuovi particolari, e vede è proprio la vergogna che mi convinse che non stavano giocando, non volevano avere a che fare con gli eventi, sentivano la necessità di rimuoverli”.




D: Professore, perché secondo lei nessuno in Olanda sta facendo qualcosa per questo caso? Perché ci si ostina a considerarlo un caso di isteria di massa?




Prof. Mik: “E’ difficile rispondere. Penso che non ci si voglia credere. Queste cose, qui, non possono succedere. Noi non prendiamo parte a cose del genere. Forse è nascosto molto profondamente nel nostro cuore, nel nostro intimo più primitivo.




Quando si facevano dei sacrifici umani. Magari dentro di noi ne esistono ancora tracce e quindi non vogliamo riconoscerlo, non vogliamo sentirne parlare”.




E’ inutile negare che ascoltare questi racconti indice un po’ allo scetticismo. Dopo lo stordimento e l’incredulità con il susseguirsi delle testimonianze si sente la necessità di capire qualcosa che per quanto sfuggente e ambiguo è davanti ai tuoi occhi, negli occhi di quei bimbi impauriti, nelle loro improvvise aggressività non giustificate, nei loro incubi notturni, in quelle ombre che gli attraversano all’improvviso il viso mentre ti guardano senza vederti.




Così abbiamo continuato ad incontrare i genitori, ad ascoltare i loro racconti, a sentire la loro rabbia, la delusione. Una delle madri ci guarda, non riesce ad iniziare il suo racconto, aveva un nodo alla gola e aveva giurato che mai avrebbe dissotterrato quella storia…ma ancora per una volta “perché ad altri non capiti quello che è successo a me” decide di parlare. E’ un monologo disperato, con la voce  rotta dalla rabbia, la rabbia di chi è impotente, la rabbia contro il nulla.




“Avevamo già da tempo la sensazione che qualcosa non andava con il nostro secondo figlio. Abbiamo tre figli maschi. Il secondo era irrequieto, aggressivo, non stava più in compagnia con gli altri bambini. A metà maggio scoppiò la tempesta qui ad Oude Pekela, e attraverso la testimonianza di altri bambini venimmo a sapere che i nostri due piccoli erano stati coinvolti in quelle orribili violenze. Certo, allora mi ricordai che il più piccolo aveva avuto improvvisamente paura del buio, certo mi ricordai dei graffi, delle escoriazioni che il più piccolo aveva sulla schiena, ma come potevo immaginare…




Hugo mi raccontò una storia di bebè all’inizio neonati, pio pagliacci, coccodrilli, come fai a credergli, dove può aver visto i coccodrilli…poi raccontò di un gatto a cui avevano fatto volar via la testa. E poi quelle orribili violenze. Tuo figlio ti guarda impaurito, ha paura, ti chiede aiuto e tu sai che farai qualsiasi cosa per aiutarlo, per difenderlo…




Andammo alla polizia, ci dissero che le storia erano veritiere, i bambini avevano descritto òe case, le macchine, avevano anche riconosciuto delle foto, pensammo che qualcosa si sarebbe fatto, poi però saltò fuori che queste persone erano altolocate, “persone troppo perbene per poter fare quel genere di cose” e tu rimani con niente in mano, tuo figlio che ti guarda e tu che non puoi dargli giustizia”.



   



D: Ricorda la prima volta che suo figlio le ha raccontato quello che era successo?          




“Certo che lo ricordo. Il primo a parlare fu il più piccolo, mentre stava mettendo i pattini a rotelle e ci parlò di un cane a cui era stata tagliata la testa, poi si ammutolì. Il fratello interviene e gli dice:”cosa ne sai tu?” e l’altro insiste “si è vero abbiamo ucciso un cane e poi un cavallo pugnalandolo e poi…” poi seguirono tutte le altre storie, quella del bambinetto che non può camminare, un bambino nero, con  i capelli ricci, che cammina a quattro zampe e viene assassinato…Quando piange gli mettono un cerotto sulla bocca e gli altri devono infierire contro di lui con un coltello. Raccontò anche che gli misero una grande croce sul corpo, il corpo venne aperto e un guanto di ferro toglie delle cose che vengono chiuse in un cofanetto e sotterrate. Sembra incredibile, vero, ma mi spieghi come fanno tanti bambini ad inventare storie così incredibili? I miei figli non sono più gli stessi, gli hanno rubato l’infanzia e gli hanno lasciato un lungo incubo senza fine. E lo hanno fatto a dei bambini. E lo hanno fatto a dei bambini perché noi adulti non siamo abituati ad ascoltare seriamente un bambino di tre o quattro anni…allora noi dobbiamo parlare per loro, dargli quella voce che non hanno e lottare al loro fianco. Soprattutto perché non succeda ancora, perché le mamme che si troveranno di fronte allo stesso problema non lo aggravino con l’ignoranza ma abbiano gli strumenti per conoscere questo fantasma. Continueremo a chiedere giustizia per tutti questi piccoli che vivono della loro paura e della loro vergogna, lo guardi e capirà che ha paura, per quello che ha dovuto fare…per quello che ha visto…ha paura”.




Tabelle

Queste sono le tabelle elaborate Dai coniugi Jonker dopo due anni di controlli ai bambini. Al momento attuale i piccoli che risultano essere stati coinvolti in questa storia sono di più, i dati che seguono si riferiscono ai 90 che sono stati interrogati fin dall’inizio.




90 bambini: 41 femmine; 49 maschi




63 famiglie




65 bambini interrogati dalla polizia




Una cosa da notare è che difficilmente questa storia è emersa da un comportamento anomalo dei bambini, anzi, l’aggressività le paure sono state messe in correlazione con questi fatti solo più tardi.




Eppure come ci ha detto il dottor Jonker:




“Quando si ha a che fare con cambiamenti del comportamento che non si riescono a capire, bisogna sempre tener conto della possibilità che si tratti di abuso sessuale e ascoltare i piccoli, cercare la verità…I loro cambiamenti non sono certamente una prova, ma esiste la possibilità che qualcosa sia successo e ignorarlo anche se in buona fede può arrecare un danno irreparabile”.




Una delle madri si era accorta del cambiamento di due dei suoi figli e nonostante i pediatri dicessero che era legato alla nascita del terzo figlio era riuscita a scoprire che qualcosa di molto peggiora accaduto:




“I miei figli erano spesso ammalati e stanchi, lamentavano dei dolori e presentavano lividi su tutto il corpo e problemi nell’urinare. Avevano paura del buio e delle tende scure. Volevano dormire con me nello stesso letto. Erano aggressivi tra di loro. Tu non capisci, allora cominci a pensare che ci sia qualcosa che non va. Il più piccolo si svegliava sempre per gli incubi, e una volta mi accorsi che aveva le pupille dilatate. Ricordo che lo abbracciai e gli chiesi “Piccolo, cosa c’è?” lui rispose ”Mamma il mondo non è più quello di prima”.




Una madre non può non capire che è successo qualcosa di molto grave. Poi a maggio quando scoppiò il finimondo a Oude capii. Non sapevo esattamente cosa era successo, ma aspettai giorno dopo giorno che mio figlio venisse da me e dicesse “mamma c’ero anch’io”.




In quel momento si ruppe qualcosa dentro me, ero sotto choc mentre lui mi raccontava che era stato violentato,  picchiato, legato. Scoprii che aveva delle piccole cicatrici sulle natiche, ma non smisi un momento di trasmettergli che tutto era permesso e che poteva raccontarmi tutto senza vergogna”.




Da quel momento furono in tanti a contattare i coniugi Jonker dal Belgio, dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra. Ognuno raccontava la sua incredibile storia rompendo l’isolamento. Tutti i genitori di Oude Pekela sanno che per i loro figli non potranno fare niente e continuano a combattere solo perché l’ignoranza non continui a nascondere alla nostra ragione l’esistenza di una tale mostruosità.




“Vede, ci ha detto una delle mamme, non potremo dimenticare. Certo che è doloroso continuare a parlarne, certo che è difficile rimuovere la  mia rabbia impotente. Ma io voglio questa rabbia. La devo avere per i miei figli. Un giorno dovrò dirgli che io c’ero, che il loro padre era con me a combattere per loro. I bambini sono completamente indifesi. Non possono niente, non devono niente, non hanno voce in capitolo, non possono dire questo o quello, noi genitori dobbiamo farlo per loro”.




Dottor Jonker, i bambini hanno ancora problemi e quali?           




Fred Jonker:”L’aggressività e improvvise paure per cose che non sappiamo localizzare…Ad esempio l’incubo dei drappi neri e delle candele. La paura che i genitori non ci siano più. Nella notte si svegliano e ti cercano e urlano “Dove sei? Papà, mamma dove siete?”




Dottoressa Jonker se dovesse mettere in guardia i genitori, medici che non hanno mai sentito parlare di abuso rituale, cosa direbbe?




Ietji Jonker: “Ai genitori direi di controllare i bambini. Un’ora è niente. Quando i  bambini sono fuori, un’ora vola via ma è lunga e possono succedere un sacco di cose. Poi che imparino ad ascoltare i loro figli a capire il loro modo di comunicare. Se avete fretta, dimenticate i vostri impegni e cercate di capire quello che non capite. Cercate di scrivere perché quello può sembrare irreale e fantasioso può risultare importante in un  secondo momento.




Ai medici di famiglia direi di non pensare subito che sia impossibile. Io quando sentii parlare di coccodrilli mi dissi che non era possibile, ma avevo torto. Se i bambini non si sentono creduti smettono di parlare e questo è un rischio che non si deve correre”.




Fred Jonker “L’inchiesta è stata chiusa con un nulla di fatto, i responsabili sono impuniti. I bambini hanno riconosciuto foto e luoghi ma non è bastata la parola dei bambini contro quella degli adulti, non vale. Vede, parlare di abuso rituale oggi è come parlare di incesto 25 anni fa. Nessuno lo ammetteva, nessuno addirittura poteva concepirlo, ma qualcuno ha lottato contro l’oscurantismo perché qualcun altro vedesse la luce e noi faremo questo perché altri bambini non vivano l’incubo che stanno vivendo i nostri. Perché finalmente un giorno la parola di un bambino valga di più di quella di un adulto”.




Nel corso degli ultimi mesi un caso di abuso rituale a Nottingham precedentemente archiviato è stato riaperto. Nel resto dell’Inghilterra sono scoppiati altri cinque casi di abuso rituale a danno di gruppi di bambini, in Belgio si è aperta un’inchiesta…


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