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NUOVO COMITATO SCIENTIFICO 2009/2010
Ecco il nuovo comitato scientifico rieletto dal direttivo di Prometeo.
Presentazione:
Senza pericolo di cadere nell’autocelebrazione, né tantomeno nell’eccesso di presunzione, non crediamo ci sia al momento nel nostro paese un’Associazione che posa contare su un Comitato Scientifico come questo.
Fatto dai protagonisti che vedete, tutti stimatissimi professionisti e da altre persone che per vari motivi, restano dietro le quinte. Tutti i loro incarichi presso di noi vengono svolti a titolo assolutamente gratuito ed hanno come unico fine la tutela dei bambini abusati e la diffusione di una cultura basata sulla legalità e sulla protezione delle vittime. Tra i vari compiti fin qui realizzati ricordiamo, ultimo in ordine di tempo, un corso di criminologia realizzato per alcune importanti procure in Piemonte ed in Lombardia. In ordine alfabetico:
Austin Berglas
Responsabile dell’unità “Crimes against children” crimini sui minori della “storica” F.B.I. di New York. In passato si è occupato di reati di stampo mafioso, lavorando anche come agente sotto copertura. Nel suo ufficio di New York vengono affrontati alcuni tra i più efferati casi di abuso e maltrattamento a danno di minori.
Nicholas Duffield
Nicholas Duffield lavora come detective capo presso il centro investigativo anti Pedofilia a Scotland Yard. Il ruolo del sergente Duffield è quello di dirigere l’unità crimini sui minori e di monitorare pedofili sospetti su Internet. È da più di 15 anni che il sergente Duffield lavora in campo investigativo ed ha coordinato le indagini anche per molti casi noti, di turismo sessuale danno di minori, lavorando all’estero sotto copertura.
Renzo Ferrante
Maresciallo, addetto al Nucleo Antisofisticazioni dei carabinieri di Firenze, esperto di pedofilia in internet. Di recente è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.
Patrizia Gentile,
Vice Dirigente la Divisione Polizia Anticrimine e Responsabile dell’Ufficio Minori
Specializzazione in Polizia Scientifica; da poco più di 20 anni nella Polizia di Stato.
Specializzata in reati in danno di minori con particolare riferimento agli abusi sessuali ed allo Stalking.
Terrie Light
Vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote Terrie oggi è la responsabile del gruppo “S.N.A.P.” (“Survivor’s network of those abused by the priests” - Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali di parte di sacerdoti) sezione di San Francisco.
Luz Stella Losada De Angulo
Tra le figure di spicco in America Latina nella lotta alla pedofilia e nell’intervento a favore delle vittime spicca la dr.ssa Luz Losada, da 20 anni impegnata in prima linea.
Autrice di numerose pubblicazioni sull’argomento, ha fondato diverse comunità per il recupero di bambini abusati. Mamma di cinque figli, nella foto appare insieme al marito, José Miguel, anch’egli da tempo impegnato sul suo stesso fronte. Un'altra figura di spicco che dà ulteriore valore al nostro Comitato Scientifico.
Elena Martellozzo Insegna Criminologia alla University of Westminster a Londra.
E’ da oltre sei anni che si dedica alla studio della pedofilia online presso Scotland Yard dove ricerca principalmente: i metodi utilizzati dalla polizia per ridurre il problema dell’abuso sessuale sui minori; il fenomeno della produzione e distribuzione di immagini pedopornografiche ; i metodi usati dai pedofili per attrarre ed adescare nuove vittime in rete. Ha partecipato a convegni, conferenze e seminari a livelli nazionali ed internazionali dove continua a presentare nuovi risultati delle proprie ricerche. Lo scorso anno ha rappresentato Scotland Yard ad un seminario internazionale tenuto con le polizie di tutto il mondo in Dubai. Antonio Marziale
Fondatore e presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori
Presidente del Dipartimento Lombardia e dirigente nazionale dell'ANS (Associazione Nazionale Sociologi). Iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Ospite di note trasmissioni televisive, è referente tecnico di testate giornalistiche radiotelevisive pubbliche e private. Roberto Massari
Luogotenente dell’Arma dei carabinieri; per 10 anni comandante della sezione investigativa scientifica di Torino; già docente di Fotografia digitale presso il CSM.
Tommaso Pastore
Responsabile della Squadra Mobile della questura di Cuneo. Molto stimato nell’ambiente in cui opera, è stato impegnato in prima linea, anche, nella difesa dei minori vittima di abusi.
Antonio Mauro Sabetta
dal 1982 nella Polizia di Stato. Già responsabile dell’ufficio minori della Questura di Bergamo, oggi Coordinatore della Divisone Anticrimine. Esperto in particolar modo di internet, maltrattamenti sui minori e di stalking.
Marcos D. Spittal
Ispettore del Police department di Virginia County, specializzato in reati contro i minori.
Paolo Tricomi
Direttore della S.C. di Anatomia Patologica presso Ospedale di Lecco. Specializzato in Anatomia e Istologia Patologica e Tecniche di Laboratorio e Citogenetica Umana. Ha partecipato a 100 Congressi di rilevanza nazionale e internazionale con presentazione di 10 posters. Ha al suo attivo 27 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali di particolare rilevanza. Ha partecipato alla traduzione in lingua italiana dello S.N.O.M.E.D. 3°. Viene spesso chiamato in qualità di perito anche durante processi legati alla pedofilia.
RAY WYRE.
Sicuramente tra i massimi esperti al mondo. Consulente ufficiale per il Governo e per la Chiesa inglese, si occupa da più di 30 anni di vittime della pedofilia e dei loro abusanti. Tra i casi più noti da lui seguiti come consulente, quello del pedofilo serial killer Robert Black, periziato per conto del Governo inglese.
Ray è scomparso il 20 giugno 2008, ma il suo lavoro continua. Per questo il suo nome resta qua. Per la grandezza, la serietà, l'impegno, la preparazione.
Grande Ray, grazie....... NOTA: Salutiamo chi ha collaborato con noi fino ad oggi, chi non collabora più, chi preferisce non comparire ma c’è.
RAY WYRE intervento al convegno di Prometeo
nella foto Ray Wyre e Matthew Sarti di Scotland Yard Londra.
Avete bisogno di sapere come riescono le persone con cui lavoro a fare quello che fanno, se intendete proteggere i bambini.
Si può andare in qualsiasi città, e comprare un bambino per un pacchetto di patatine. Se sai come farlo. E’ la cosa più facile del mondo, strumentalizzare sessualmente i bambini e fare in modo che mantengano il segreto.
Perché non lo direbbero, e ci occuperemo del perché non lo dicono tra un attimo. Questi sono i motivi per i quali persone come me passano del tempo con gli aggressori sessuali: sappiamo che riduciamo il rischio di ulteriori aggressioni.
Sappiamo che ne vale la pena anche in termini di costi: se una persona torna ad aggredire, costa 100.000 sterline nel primo anno (costi per le indagini, ecc.).
Senza calcolare i costi per le cure psicologiche per le vittime.
Qualsiasi cosa che impedisca alla persona di
ri-abusare, risparmia soldi e dolore.
Abbiamo iniziato a capire i processi che stanno dietro.
Cosa vogliamo dire con ciò?
Una vittima conosce i contenuti, sa cosa gli è successo. E può dircelo oppure no.
Gli aggressori conoscono il processo, l’iter delle cose, e sanno fino a dove arriveranno.
Sanno se si avvicineranno alla famiglia per avere accesso ai bambini, e quest’informazione è fondamentale.
Abbiamo anche iniziato ad identificare quelle che noi chiamiamo “informazioni geografiche”.
Per esempio, abbiamo uno studio su 500 aggressori, che hanno rapito ed ucciso bambini. Abbiamo ricostruito gli scenari di dove vivevano rispetto ai bambini che hanno rapito , di quanto avevano vissuto i bambini dopo l’essere stati rapiti, se il luogo dell’uccisione era lo stesso di dove era stato rinvenuto il cadavere.
Informazioni utili per le indagini della polizia.
Capire le varie tipologie di aggressori sessuali, e ce ne sono molte. Molte ragioni diverse: lo stupratore mosso dalla rabbia è molto diverso dal violentatore mosso dalla voglia sessuale.
Capire ciò aiuta anche nell’effettuazione di interrogatori ed indagini.
Abbiamo accresciuto le nostre capacità di interrogare e nel parlare agli aggressori per ottenere da loro informazioni preziose.
Il problema è che chi abusa non ti vuole raccontare nulla. Vi faccio un esempio – che non riguarda le aggressioni sessuali – se qualcuno di voi al momento sta vivendo una relazione segreta della quale nessuno ne è a conoscenza, sarebbe così gentile da alzare la mano?
Nessuno alza mai la mano….
So che ci sono persone in questa sala che hanno relazioni clandestine. Perché non ce lo dite?
Tuttavia, ci aspettiamo che gli aggressori sessuali ci raccontino tutto, ed invece chiaramente non lo fanno.
Come professionisti, stiamo migliorando nell’affiancarci a loro e portarli lungo quel percorso che non vogliono intraprendere
Ebbene, capire gli schemi di comportamento: un aggressore sessuale che commette abusi avrà delle motivazioni, delle fantasie, avrà un modo di pensare distorto, alcuni hanno dei sistemi di credenze strutturate, alcune volte saranno in grado di controllarsi, altre volte si lasceranno andare al quel comportamento.
Cercheranno degli obiettivi, instaureranno un contatto con la vittima, controlleranno l’ambiente in cui commettono abusi, supereranno la resistenza della vittima. Ridefiniranno il comportamento della vittima, in modo che qualsiasi cosa cerchi di fare la vittima per sopravvivere, sarà sfruttata dall’aggressore per confermare i propri pensieri distorti. Tipi diversi di aggressori sessuali riempiranno di contenuti diversi questo schema psicologico di comportamento.
Ricordatevi che dall’altro capo c’è un bambino che riceve l’intera struttura comportamentale, e non solo la componente sessuale.
Lavorando con loro, abbiamo migliorato negli interventi a carattere clinico, e – importantissimo – stiamo iniziando a capire qualcosa sui segreti e sulla corruzione. Ne citerò un paio a breve.
Da vittima ad aggressore: perché alcuni bambini che sono stati abusati finiscono per abusare mentre altri no.
Sappiamo che alcuni aggressori sono più portati a ri-creare, ri-proiettarsi nei bambini.
Otteniamo informazioni che “liberano” le vittime. Cosa intendo per “liberare”?
Gli aggressori possono fornire molte più informazioni rispetto ad un bambino. Il bambino spesso si sente in colpa, la causa di tutto, prova vergogna. Non dovrebbero, ma questo è quanto accade.
Ed i bambini non dicono tutto quello che è successo loro, mentre gli aggressori daranno maggiori informazioni. E’ per questo che utilizziamo un approccio integrato lavorando con i bambini, lavorando con il partner che non ha commesso gli abusi, lavorando con l’aggressore che sono fuori dalla casa.
Questo aggressore può fornire più informazioni. Vi faccio un esempio. Alcuni di voi potrebbero considerarlo strano, ma non è raro. Capirete perché i bambini non hanno
detto niente. Lavoro con questa persona, e gli chiedo quando è da solo, si masturba ed ha delle fantasie, qual è l’immagine che gli viene in mente. Descrive questa piccola bambina di otto anni, con i capelli così, una certa espressione sul viso, felice piuttosto che triste, un vestitino a fiori, occhi blu, calzettoni bianchi, ecc.
Quando parla della sua biancheria intima, il ritmo del suo respiro ed il suo tono di voce cambiano.
Formulo commenti al riguardo, cioè, gli dico: “Quando stavamo parlando della sua biancheria, i ritmo del tuo respiro ed il tuo tono di voce sono cambiati. Come mai?”.
Mi ha risposto: “E’ troppo imbarazzante per dirtelo”.
Allora gli ho chiesto: “Stai parlando di biancheria sporca o imbrattata?”. Mi ha risposto: ”Peggio”. Gli ho detto: “La vuoi assaggiare, leccare, annusare?”. Allora ha esclamato: ”Ok, d’accordo”.
Così mi ha raccontato come è riuscito a far urinare le bambine sulla sua biancheria intima, che ha poi messo sul calorifero all’interno dell’appartamento, cosicché l’odore dell’urina permeava l’appartamento quando abusava sessualmente delle bambine.
Nessuna delle bambine aveva raccontato ciò. Ma se voi stesse lavorando con queste bambine, avreste voluto saperlo.
Per alcune di queste bambine, a distanza di anni l’odore di urina può creare una vasta gamma di problemi a livello sensoriale-emotivo. E’ in situazioni di questo tipo che l’aggressore può fornire informazioni che possono liberare i bambini.
Abbiamo imparato come controllano le vittime in modi che non avremmo mai immaginato, e di come controllano l’ambiente.
Persino alcuni degli aggressori che hanno rapito ed ucciso, 10% di loro vengono coinvolti nelle indagini, per esempio andando a fare sopralluoghi e ricerche. Informazioni che liberano il partner e sviluppano organizzazioni più sicure.
Uno dei filmati che volevo proiettare, ma non è stato possibile farlo, era su un prete della Chiesa di Scozia che ha abusato sessualmente di bambine in determinate situazioni per ben trent’anni senza mai essere incriminato.
L’unico motivo per il quale è stato incriminato è stato il ritrovamento di alcune foto in sacrestia.
Se una persona di questo tipo può abusare all’interno di un’organizzazione per trent’anni, come possiamo sviluppare organizzazioni più sicure? Come possiamo evitare che accada? Come possiamo creare organizzazioni in cui i bambini ci possano dire davvero quello che succede? Se avessimo più tempo a disposizione, potremmo analizzare come farlo.
Non possiamo fare tutto in una conferenza dove ho solo la metà del tempo a disposizione a causa della traduzione…Dal mio punto di vista capire l’anello mancante è stato importantissimo, e potrebbe cambiare il vostro pensiero in modi che molte persone neanche immaginano.
Di recente abbiamo avuto un caso tremendo in Inghilterra, nel quale una bambina di nome Victoria Klimby è stata uccisa dai propri genitori.
Le indagini, ancora una volta, ci dicono che gli assistenti sociali non ascoltato la bambina. Ma questo non è stato il problema Non abbiamo formato gli assistenti sociali a trattare con genitori intimidatori. Non gli abbiamo insegnato come comportarsi con adulti che seducono, ed anche se avessero parlato con Victoria, la bambina, lei avrebbe parlato solo come portavoce degli abusatori, a causa del controllo che loro esercitavano su di lei.
Solo alcune informazioni a carattere geografico, per la polizia. Si tratta di una ricerca e di informazioni da indagini di polizia su 500 casi di bambini rapiti ed uccisi.
Vorrei dire solo un paio di cose.
Se non è stato possibile individuare il luogo dove l’aggressore ha incontrato il bimbo o la bambina, le probabilità di risolvere il caso sono solo del 27%. Se invece si riesce a determinare dove l’aggressore ha incontrato il bambino, le probabilità di successo salgono all’80%.
Questo è un problema dal punto di vista dei mass media e delle famiglie i cui bambini sono stati rapiti. Ma il motivo per il quale mostro questi dati è per far capire la necessità di rapidità della reazione da parte della società quando scompare un bambino.
Non c’è molto tempo:
- 44% muoiono nella primissima ora
- 74% muoiono nelle prime 3 ore
- solo 1% sopravvive più di un giorno
- il 40% erano già morti prima che ne venisse denunciata la scomparsa.
Le informazioni che scaturiscono dalle indagini e dagli interrogatori degli aggressori che sono d’aiuto per indagini successive. Come ho detto prima, il 10% degli aggressori viene coinvolto nelle indagini.
Segreti e corruzione: vedete, ritorno su alcuni degli aspetti accennati prima. Se non siamo in grado di trattare questo genere di cose, come potete pensare che possiamo iniziare ad affrontare gli abusi sessuali, nei quali l’aggressore è riuscito a far investire al bambino tante energie quanto l’aggressore stesso nel mantenere il segreto. E questo cementa la vergogna, il senso di colpa e ???. Tutto ciò è tipico della corruzione.
Gli individui non vogliono essere incriminati. E’ facile far provare alle vittime di essere, in qualche modo, uguali ai propri aggressori.
Vi faccio un esempio: bambine e bambini di 12-13 anni venivano portati in una casa da due abusatori, venivano incoraggiati ad avere rapporti sessuali tra loro, mentre gli adulti li filmavano. Alcune volte gli adulti partecipavano, abusandoli sessualmente. Nessuno di questi bambini ha raccontato niente. Nessuno lo ha confidato ai propri genitori. Nessuno dei genitori ha chiesto ai propri figli dove erano stati. Nessuno dei vicini si è chiesto perché tutti quei bambini andavano in quella casa. La scuola non ha domandato dove sono andati i bambini
Emma è una ragazzina di 13 anni. Questo caso non è stato portato in tribunale. Il Pubblico Ministero / Gli avvocati / l’accusa ritengono sarebbe stato una perdita di tempo. Per molti versi, è Emma a venire colpevolizzata. L’aggressore si è difeso dicendo “A Emma ero solito dare alcuni spiccioli e dolci. Poi ho iniziato a farle regali costosi. Alla fine era lei che si stendeva sul letto e mi chiedeva quanto le avrei dato. Quella volta che voleva 20 sterline (circa € 32,00), si è spogliata e mi ha detto che potevo fare tutto quello che volevo”.
Ritengo che ciò sia l’effetto della corruzione.
Il problema in casi di questo genere è che l’accusa indaga la tredicenne, ma se avessero saputo come sono andate davvero le cose, la storia avrebbe preso una piega diversa.
Emma ha subito abusi sessuali dall’età di otto anni: il suo comportamento a 13 è la conseguenza della sua corruzione precedente. Ed ora vedono il suo comportamento e la condannano.
Ancora una volta, si tratta di un problema all’interno dei sistemi sia giudiziario che criminale.
Intendo concludere il mio intervento parlando di quando incontriamo per la prima volta gli aggressori sessuali, perché se non si riesce a superare ciò / questo momento, resta ben poco da fare.
L’uomo con gli occhiali… posso dire che è un Poliziotto? Questo non è il modo migliore di interrogare un aggressore sessuale, generalmente non funziona.
L’aggressore è in uno “stato / mente cosciente”. Con questo intendiamo dire che l’aggressore ha avuto il tempo di riflettere cosa intende rivelare e cosa no. La maggioranza di loro non vuole essere incriminata.
Non vogliono affrontare le conseguenze delle loro azioni e nascondono quanto stanno provando da chi si vuole avvicinare troppo a loro. Stanno attenti a quanto dicono, stabilendo cosa non devono dire. Sono sospettosi, impauriti, cercano di sviare le indagini.
E’ già successo più volte che aggressori sessuali abbiano portato il DNA di altre persone sul luogo del delitto, così abbiamo queste bellissime banche-dati sul DNA e ci ritroviamo gli aggressori che ne portano dell’altro appartenente ad estranei al delitto.
Per esempio: una donna è stata trovata assassinata nel bagagliaio di un’auto all’aeroporto di Heathrow (Londra). Nella sua mano stringeva dei capelli, provenienti dalla lotta contro l’uomo che l’ha uccisa. Questo è quello che l’assassino voleva farci credere, ma ha commesso un errore. Ha messo nella mano della donna dei capelli che erano stati tagliano, invece di capelli che erano stati strappati.
Ma questa storia ci mostra la capacità di sviare le indagini di alcuni degli aggressori sessuali.
E’ necessario che capiate quanto seducenti ed intimidatori possano essere alcuni di loro, e sono loro a sapere come sono andate le cose.
Non vale la pena essere onesti e sono loro che stanno giudicando te. Loro scuseranno il proprio comportamento, daranno la colpa agli altri, si giustificheranno, ecc., sottolineranno che è successo così, senza un motivo ecc. ecc. Ed è per questo che concludo questo intervento parlandovi di alcune cose che ritengo utili che voi sappiate e su cui riflettiate:
ASSUMPTIONS che possiamo fare e testare sulle persone che commettono abusi, cercando di capire le diverse tipologie di aggressori sessuali nella loro natura, e come impattano in modo diverso sui bambini. E perché alcuni di loro sono così bravi a fare il modo che il bambino mantenga il silenzio.
Capire gli schemi comportamentali e ricordare che il bambino è il destinatario di tutto lo schema comportamentale, e non solo dell’abuso sessuale.
Rendersi conto che intervistare è un’abilità che può essere imparata e sviluppata.
Studiare modi di parlare di questi argomenti difficilissimi ed imbarazzanti. I bambini vi proteggeranno dal vostro stesso imbarazzo.
Iniziare a capire qualcosa di più sui comportamenti delle vittime e dei soprav-vissuti: come riescono i bambini a sopravvivere all’essere abusati.
Se riusciamo a farlo, avremo più mani forti e salde che possono salvare i nostri bambini.
Ma senza questa conoscenza, continueremo solo a reagire. Il problema del reagire, è che bisogna aspettare che i bambini lo raccontino. Ma la maggior parte dei bambini, non dice a nessuno di essere stato abusato sessualmente.
Ed è così eroico quando i bambini e gli adulti sono invece in grado di comunicare.
Ma quando lo fanno, è necessario capire di quale schema sono stati la parte ricevente, carpire questa conoscenza dell’aggressore può essere fondamentale, anche nell’aiutare le vittime. Grazie a tutti.
Trascrizione letterale, non rivista dall’autore. Articolo sul convegno
"Pedofilia oggi: quando il dolore ha gli occhi del bambino”.
Jacqueline Monica Magi Si è tenuto il 09 aprile 2005 a Darfo-Boario Terme (BS) il Convegno internazionale sulla Pedofilia organizzato dall’associazione Prometeo con il patrocinio dei Comuni di Darfo-Boario Terme, Pisogne, Costa Volpino, Latina, e della Comunità Montana Valle Camonica, e dal titolo “Quando il dolore ha gli occhi di un bambino”.
Fra i relatori, provenienti da tutta Italia, Marco Marchese, presidente dell’Associazione AMS di Palermo, associazione che si propone l’aiuto ai giovani in difficoltà, pur con i mezzi limitati che ha a disposizione, Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti del minore, sociologo agguerrito in difesa dei diritti dei deboli, Tommaso Pastore, dirigente della Squadra Mobile di Cuneo unità antipedofilia, con esperienza specifica nel settore della difesa dei minori, Giorgio Gagliardi, consulente di molte Procure in tema di sette sataniche, Oletta Lanfranchi, responsabile della La Casa di G., con la sua profonda esperienza e la sottoscritta, Sostituto Procuratore a Pistoia con esperienza sul campo.
Il convegno ha toccato temi delicati e toccanti, ben organizzato da Massimiliano Frassi e dai suoi collaboratori dell’Associazione Prometeo, senza mai scendere in sterili polemiche ma anzi con il massimo rispetto da parte di tutti i relatori per i temi sul piatto, tanto delicati sia per le parti offese che per gli autori.
Certamente non poco ha pesato quanto denunciato come accaduto sei mesi fa a Brescia, quando fu impedito il tenersi di un convegno da parte della stessa Associazione Prometeo sul tema pedofilia nella città di Brescia, motivo: la presenza di un processo in corso in quella città di pedofilia. Come magistrato che svolge da anni il suo lavoro con onestà e spirito di servizio alla Repubblica, e come cittadina che finora ha confidato in uno Stato definito democratico, cioè con libertà di pensiero e parola, mi sono sentita profondamente offesa da quanto denunciato accaduto sei mesi fa a Brescia.
Come magistrato perché il veto posto ad un convegno su un argomento così importante con la giustificazione di un processo in corso lascia trapelare sfiducia nei confronti della mia categoria, come se un semplice convegno o qualsiasi idea che si diffonde potesse influenzare chi, come me, ha fatto un giuramento di fedeltà alla Repubblica, di indipendenza ed imparzialità. Mi stupisce che nessuno dei colleghi di Brescia si sia espresso su una tanto palese offesa alla magistratura, ed in particolare proprio a loro che in quella città esercitano le loro funzioni.
Come cittadina mi fa male sapere che vi sono fatti e idee che non si possono discutere liberamente in Italia, in qualunque parte d’Italia, perché questo è la negazione in radice dei valori di uno stato democratico. Dove si pongono censure alle idee, pensieri e parole e ci si sottrae al pacato confronto sulle idee e sui fatti non si può parlare di democrazia e questo è un dato con cui devono fare i conti gli stessi amministratori della città di Brescia, che mi pare che nel nome loro usino la parola”democratico”.
Pubblicato in rete il 19/4/2005 -
QUANDO IL DOLORE HA GLI OCCHI DI UN BAMBINO IV anno
Si è svolto sabato 6 maggio 2006 a Darfo-Boario Terme il IV Convegno internazionale “Pedofilia oggi:Quando il dolore ha gli occhi di un bambino” promosso e organizzato dall’Associazione Prometeo di Bergamo.
Su criminologia.it era apparso già il resoconto del Convegno dell’anno scorso. Anche quest’anno grazie al lavoro organizzativo di Massimiliano Frassi e di tutti i volontari di Prometeo si sono incontrati a Darfo-Boario Terme criminologi, forze dell’ordine, politici, operatori di giustizia di vari paesi. Il convegno ha visto quest’anno la partecipazione del comandante del gruppo interforze NIT, dott. Domenico Di Somma. NIT è un logo che sta per Nucleo indagini telematiche, un nucleo specializzato in indagini di pedofilia via Internet composto da Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato creato dalla e nella Procura della Repubblica di Siracusa, il cui Procuratore Capo, con la creazione di questo nucleo speciale, ha dimostrato particolare sensibilità per il nuovo fenomeno della criminalità via Internet ed in particolare della criminalità pedopornografica. A dir la verità proposta analoga a quella della Procura di Siracusa era stata fatta presso la Procura della Repubblica di Pistoia dall’allora Sostituto Procuratore Jacqueline Magi circa due anni fa, a seguito di parecchie indagini telematiche portate avanti da un gruppo di investigatori interforze, alcune addirittura interProcure, con atti intestati dalle Procure di Siracusa e Pistoia, Sostituti dott. Palmieri e Magi, ma della proposta pistoiese nulla più si è saputo, mentre il Sostituto Magi è intanto transitato a fare il giudice. Il dott. Di Somma, appartenente all’Arma dei Carabinieri, ha percorso i vari metodi di indagine usati in Italia a confronto con il Detective Sergeant Nick Duffield della Metropolitan Police of London, meglio conosciuta come New Scotland Yard. Il detective, appartenente al nucleo antipedofilia di Scotland Yard, ha descritto alcune operazioni in cui agenti di polizia si sono infiltrati in comunità pedofile per sgominarle. Collabora con Scotland Yard la facoltà di criminologia dell’Università di Westminster, rappresentata al convegno dalla dott.ssa Elena Martellozzo, padovana trapiantata a Londra. La dott.ssa Martellozzo ha illustrato una ricerca da lei condotta insieme a Scotland Yard sulla criminalità pedofila in Internet, mettendo l’accento su un dato interessante: Internet ha permesso ai pedofili di costituirsi in comunità, uscendo dall’isolamento. Strumento di globalizzazione ha dato anche al crimine pedofilo un sistema di comunicazione e collegamento. Questo punto è stato ripreso nel suo intervento dalla dott.ssa Jacqueline Monica Magi, presente per il secondo anno, il cui contributo si può leggere su questa rivista. La partecipazione internazionale è stata assicurata anche dall’avvocato rumeno Maria Ionica e dalla dott.ssa Maria Chernova, psicopedagogista russa. La prima ha illustrato il progetto Noua Sperancia, che si occupa di aiutare i bambini di Bucarest malati terminali ricoverati al centro Budimex, la seconda ha illustrato il metodo dell’Art-terapia, un sistema di recupero di soggetti vittime di violenza, sperimentato dai russi la prima volta sui bambini reduci dagli orrori del nazismo. La stessa dott.ssa Chernova ha applicato questo metodo di recupero alle donne vittime di violenza ricoverate presso il centro Casa-Donna di Montecatini Terme in cui opera da circa tre anni. A lato del Convegno è stata allestita una mostra di disegni fatti da bambini della Bielorussia di età variabile dai tre anni e mezzo ai dieci seguendo il metodo dell’Art-terapia sotto la stessa maestra psicopedagogista che ha formato la dott.ssa Chernova. La mostra ha avuto un successo andato oltre ogni aspettativa. Commovente, intensa la testimonianza di Antonella Ponzo, autrice del libro “Il ritorno” , che narra la storia della violenza subita dalla vittima da parte del proprio padre ed il difficile percorso fatto dalla stessa per superarne le devastanti conseguenze. L’Università di Roma ha fornito il suo contributo con la presenza di Roberta Sacchi, giovane ricercatrice collaboratrice del noto criminologo Francesco Bruno, che ha illustrato la ricerca da lei condotta per il progetto “Sembra un gioco”, volto a educare i bambini di età scolare ai pericoli che possono incontrare. Chiarissimi e altamente competenti nella loro esposizione gli psicologi dell’associazione Jonas di Milano, che hanno illustrato le patologie che possono seguire gli abusi subiti. Ha preceduto il convegno di sabato una settimana di iniziative sempre promosse e organizzate da Prometeo fra cui ci preme segnalare la partita di calcio dal titolo “Un calcio alla pedofilia”, che ha visto partecipare bambini delle elementari e lo spettacolo teatrale “Angeli all’inferno”, tratto dall’omonimo libro di Massimiliano Frassi, messo in scena dal gruppo Il Milione di Cuneo per la regia di Omar Ramero, spettacolo estremamente commovente. Il convegno è stato l’occasione dell’incontro delle diverse competenze scientifiche ed ha portato un fattivo contributo all’ evidenziazione delle attuali conoscenze del fenomeno pedofilia. Nella foto:
Monica Magi e Matteo del programma Le Iene alla conferenza stampa di Milano per la presentazione della Fondazione Barbareschi. “Le interviste di Massimiliano Frassi per il Blog.”
Cari amici oggi in esclusiva per il blog incontriamo Terrie Light, responsabile del gruppo “S.N.A.P.” (“Survivor’s network of those abused by the priests” - Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali di parte di sacerdoti) di San Francisco. Ho incontrato per la prima volta Terrie nel 2001, quando anticipando i tempi, invitammo lei ed il marito Bill a parlare (per la prima volta in Italia!) del cancro che attanaglia(va) la (nostra) Chiesa. Cancro tabù. Vietato allora parlarne. Impensabili fino ad allora i numeri. Eppure. Tutti sapevano. Molti avevano subito. La sua testimonianza fu incredibile. Di grande impatto
emotivo. Ricordo una sala attente e silenziosa seguirla nella rappresentazione del suo dramma. Man mano lei parlava il marito la ricopriva con dei teli bianchi, che rappresentavano al cortina di silenzio che cadeva su lei vittima…….
Inutile dire che le sue parole diventarono un qualcosa più di un bel discorso quando due mesi dopo l’inchiesta del Boston Globe fece il giro del mondo.
Leggete l’intervista con attenzione. E’ con orgoglio che ancora una volta arriva da questo spazio la voce delle vittime.
Thank You Terrie.
D: Potresti presentarti ai nostri amici, raccontando la tua storia?
R: Sono nata il 7 agosto 1951. Ero la terza figlia di Paul e Barbara Friedrich. Mio fratello maggiore morì durante la sua prima settimana di vita. Così alla mia nascita c’eravamo solo io e mio fratello maggiore Mike. Dopo di me sono nati altri 5 figli, uno ogni due anni. Poi, nel corso dei dieci anni seguenti, ne sono nati altri quattro, per un totale di ben 9 figli. Io ero la figlia maggiore, e mia madre aveva sempre fatto fatica a badare da sola a tutti noi. Mia madre era stata in pratica figlia unica (aveva una sorella, ma aveva 11 anni in più di lei) e sua madre era sempre ammalata. Mio padre aveva due lavori per cercare di mandare avanti la famiglia. Eravamo una tipica famiglia cattolica. Ogni domenica ci vestivamo rigorosamente per la festa e i nostri genitori ci portavano a messa. Le nostre vite erano basate sul calendario liturgico come molti altri ferventi cattolici. Mio padre era un usciere, mia madre cantava nel coro. Entrambi davano una mano durante le diverse funzioni liturgiche. Il sabato mia madre aiutava a preparare il telo coprialtare per la messa. Quando mi era permesso di andare ad aiutarla a compiere questo suo compito “santo” ero felicissima.
Ricordo che ero una bambina calma. Introversa. Avevo la lisca (problemi di pronuncia) ed ero timidissima. Tutti i miei ricordi di bambina hanno a che fare con funzioni familiari o liturgiche. Mi ricordo che quando avevo cinque anni mi portarono in un campo dove c’erano diverse autorità ecclesiastiche in abito da funzione. Stavano dando la benedizione al luogo in cui sarebbe poi sorta la nuova chiesa, quella di St Bede. Questa era la parrocchia di Padre Francis, un individuo con tantissime idee ma volte soltanto al suo personale arricchimento. Sarebbe presto diventato noto per il piccolo impero che creò: una scuola, una palestra, un campo di baseball e una leggendaria squadra di pallacanestro.
Un assolato sabato pomeriggio del 1959, stavo aiutando mia madre in chiesa. Non ricordo come ma mi trovai tutto ad un tratto da sola. Il fatto non mi impaurì, Hayward era un paese piccolo e mi trovavo dopotutto in chiesa, la mia seconda casa. Mi incamminai verso la canonica per cercare aiuto: Padre Francis abitava lì.
Non mi resi conto allora che non era un luogo sicuro. Riesco ancora a
rivedere tutto nella mia mente: la porta che si apre, io che allungo il
braccio, e lui che mi prende per mano e mi fa entrare. Entrai di mia
volontà: proprio come la metafora dell’agnello che va al macello. Lui mi condusse in una stanza. La mia mente di bambina non sempre riesce a capire cosa accadde quel giorno, ma in quello che dovrebbe essere stato un posto sicuro, la mia mente, la mia anima, il mio spirito ed il mio corpo vengono tutti violati. Lui mi continua a ripetere che verrò punita in eterno se solo mi azzardo a dirlo a qualcuno. Io so che lui ha il potere di farmi andare all’inferno per sempre. Così cerco di nascondere i fatti di quel giorno in un’espugnabile fortezza mentale. In superficie, ho dimenticato, ma sotto sotto cerco di dare un senso a quello che è successo. La mia educazione cattolica cerca di illuminarmi. Leggo storie di martiri, di agnelli e bambini sacrificali, di Maria Maddalena. Mi insegnano che l’atto sessuale è tabù, che è colpa delle ragazze se gli uomini pensano a cose sporche, e che è nostro dovere farli desistere dal peccato. Divento sempre più religiosa. Voglio diventare una monaca di clausura. Leggo la Bibbia. Vado a messa rigorosamente tutti i giorni festivi e tutte le domeniche. Devo riguadagnarmi il diritto al paradiso. Devo pagare per un terribile peccato. Alle superiori mi innamoro. Il mio ragazzo vuole che la relazione diventi “sessuale”. E’ il 1968. Nessuna “brava” ragazza ha rapporti prematrimoniali con il suo ragazzo. Sono in estremo conflitto con la mia sessualità. Faccio di tutto per restare una “brava” ragazza. Le suore continuano a ripeterci che l’atto sessuale è un peccato mortale e che siamo anche responsabili per i peccati degli uomini. Il rapporto sessuale è un male. Ti fa bruciare all’inferno. Il mio ragazzo mi dice che se lo amo, devo dimostrarglielo facendolo con lui. Amore, sesso, peccato, bene e male si intrecciano l’uno con l’atro. Alla fine cedo. Lo facciamo. Rimango incinta. E’ una delusione per i miei genitori, specialmente per mia madre. La madre del mio ragazzo logicamente dà la colpa a me. Mia madre dà la colpa a me. Vengo ripudiata. Voglio nascondermi da amici e famiglia, così vado a Los Angeles, in un istituto per ragazze madri. Gli assistenti sociali sono convinti che io serbi rancore verso mia madre, fatto che ha conseguentemente portato alla mia gravidanza indesiderata. Io so di aver fatto una cosa terribile e che sto ricevendo la giusta punizione. Durante la mia gravidanza continuo ad andare a messa ogni domenica. Mia figlia nasce il 10 maggio 1969. Osservo il suo piccolo viso prima di consegnarla alla infermiera. Non la devo mai più rivedere. Che madre terribile che sono. Mi dicono che sto facendo la cosa giusta. Non so più riconoscere il bene dal male. Non so nemmeno più cosa pensare. Le mie decisioni hanno portato a conseguenza orribili in passato. Lascio che gli altri decidano per me. Gli assistenti sociali ci dicono di dimenticarci della gravidanza e di tornare alle nostre vite come se niente fosse. Sono un’esperta a questo gioco. L’ho fatto già una volta quando il Padre mi ha stuprata a casa sua. Lo faccio di nuovo. Questa volta però per bloccare il dolore uso droga e sesso. Smetto di andare in chiesa. Ormai non mi salvo più. Tanti anni dopo inizio ad andare in terapia. Voglio fare la cosa giusta. Voglio andare dalle autorità ecclesiastiche per denunciare Padre Francis. E’ il 1992 ed ho 41 anni. Credo ancora di essere l’unica vittima. Non ho mai sentito di altre bambine abusate da un sacerdote. Mi sento strana. Ho paura. Anche se la mia mente razionale mi dice che non può più accadere, credo ancora che lui mi possa fare del male. Sebbene sia difficile mi convinco ad incontrare un funzionario ecclesiastico. Lui mi ascolta in silenzio, ma capisco subito che non mi crede. Afferma di non avere mai ricevuto nessuna altra denuncia su Padre Francis. Sono preoccupata per altri bambini. Lui mi dice di non preoccuparmi, il Padre ora vive in una casa di riposo. Credo alle parole del funzionario. Sento di avere fatto il mio dovere nell’aiutare altri bambini. Sono convinta di essere l’unica vittima e che la chiesa non ne abbia mai genuinamente saputo niente. Torno a casa e mi chiedo come farò a dimenticarmi di questo trauma. Nell’ottobre 1992 incontro Barbara Blaine (nella foto durante un convegno di Prometeo a Cuneo) e David Clohessy alla prima conferenza nazionale sull’abuso sessuale all’interno della Chiesa Cattolica. Incontro centinaia di altre vittime. Capisco di non essere l’unica e di non essere la sola bambina ad
essere stata abusata da un sacerdote. Ma provo ancora vergogna ed ho
paura a rendere pubblica la storia del mio abuso. Sono convinta di essere stata io a far peccare il Padre anche se a quel tempo avevo soltanto 7 anni.
Nel marzo 1993, cerco di mettermi in contatto con altre vittime di abuso in California. Barbara ha l’idea di una conferenza SNAP (Gruppo di sopravvissuti ad abusi di sacerdoti) in California, e vuole che io parli
pubblicamente della mia storia in modo che anche altre vittime la possano ascoltare. Barbara vuole anche organizzare una conferenza stampa agli Uffici Diocesani. David e Barbara arrivarono in California di venerdì pomeriggio il 30 aprile 1993. Andai a prenderli all’aeroporto e insieme ci recammo agli Uffici Diocesani. Non sapevo cosa aspettarmi. Diversi giornalisti ci stavano già aspettando. Non avevo pensato più di tanto alle complicazioni che sarebbero potute derivare dal rendere pubblica la mia storia. Ero solo alla disperata ricerca di altre vittime che mi avrebbero potuto aiutare. I mass media presenti quel giorno erano molti. Quel fine settimana 50 vittime hanno cominciato a partecipare al nostro gruppo di supporto e quel giorno abbiamo dato inizio ad un capitolo SNAP che continua tutt’oggi. Durante gli 8 anni seguenti ho continuato a dirigere il gruppo di supporto SNAP, ho viaggiato di città in città aiutando Barbara e David ad instaurare nuovi gruppi, ho parlato a centinaia di vittime che si sono messe in contatto per aiuto e supporto. Era importante che aiutassimo le vittime che si facevano avanti e offrissimo loro una mano amica. Mi ricordo di come fu importante per me quando Barbara e David mi aiutarono. Mi ricordo che apparire in pubblico mi aiutò a farmi perdere buon parte della vergogna e dei segni che avevo portato con me sin dal giorno del mio abuso. Barbara mi chiese nel 1995 se avessi voluto parlare alla Conferenza Cattolica Nazionale di Sacerdoti degli Stati Uniti.
Dissi subito di sì. Pensai che questa fosse l’opportunità giusta per fare la differenza. Se solo questi sacerdoti fossero riusciti a capire il nostro dolore e la nostra sofferenza, avrebbero sicuramente posto fine all’abuso. Oggi io so che ci sono centinaia di sacerdoti abusanti e che provengono da tutto il mondo. Ho incontrato vittime del Sud America, Africa, Asia e Europa, così come degli Stati Uniti. So che il Papa si era sbagliato quando aveva affermato che si trattava solo di un problema del Nord America. Credevo che se solo avessi parlato al comitato dei sacerdoti, loro avrebbero posto fine al problema. Erano dopotutto i pastori che custodivano il gregge. Erano stati specialmente scelti dal Papa per far sì che i bambini fossero al sicuro.
Giusto?!
Immaginate la mia delusione quando scoprii che a loro non ne importava nulla. A quel tempo non sapevo che erano già stati informati del problema alla metà degli anni 80, un decennio prima. Non sapevo allora che molti di loro avevano già cercato di coprire e di nascondere il problema. Mi resi conto quel pomeriggio che loro pensavano che il problema non li riguardasse e nemmeno noi. Ci incontrarono in una sala da pranzo. Loro erano seduti intorno ad un tavolo. In un angolo c’erano dei vassoi con del cibo avanzato. Durante il nostro incontro, presero il dolce, caffè ed acqua. Sentii di essere l’intrattenimento pomeridiano. Ci fecero entrare in fila e ci fecero sedere su sedie appoggiate al muro. Non ci chiesero di unirci al loro tavolo, non ci offrirono acqua o cibo. Ad ognuno di noi fu chiesto di presentarci e di parlare della nostra storia. Durante i nostri racconti, accadde un fatto inverosimile. Alcuni di loro sembravano impazziti, altri annoiati, altri si stavano persino addormentando. Di tutti i 25 sacerdoti presenti, solo 1 sembrava essere genuinamente interessato a quello che stavamo dicendo. Capii che tutto quello che potevo fare era solo raccontare i fatti della mia storia. Loro avrebbero dovuto vivere con le conseguenze di non avere ascoltato. Era quello il loro peccato. Continuavo a dare il mio supporto ai sopravvissuti e a parlare in pubblico il più possibile per tentare di far capire alla gente quello che stava realmente accadendo in chiesa. Persi molti amici. La mia famiglia non poteva capire o accettare quello che stavo facendo. L’unico aiuto che ricevetti durante i sei anni che seguirono fu quello di alcuni amici vicini e di altri membri di SNAP. Quei sei anni furono una lotta continua nel raccontare storie di abuso e di copertura che nessuno voleva sentire. I cattolici volevano solo credere che i sacerdoti “cattivi” fossero solo una manciata e che i cardinali avessero la situazione sotto controllo. Tutti i miei amici cattolici credevano che io volessi solo fare del male alla chiesa. Io volevo solo proteggere i bambini da ulteriore abuso, ma spesso la frustrazione mi buttava giù, specialmente quando le persone che sembravano capire l’importanza del problema erano così poche.
Arrivai a Bergamo, in Italia, nel dicembre del 2001 su invito dell’Associazione Prometeo. Fu un incontro così doloroso per così tante vittime. In Usa persino la stampa non era più interessata parlare del problema. Ma mi ricordo della preoccupazione genuina della gente su questo argomento. Poco sapevo che in quel periodo una coppia di giornalisti del Boston Globe stava scrivendo un articolo su una storia che avrebbe trasformato l’opinione pubblica sulla crisi dell’abuso per sempre.
Da gennaio 2002, i giornali statunitensi cominciarono a riportare giornalmente una nuova storia di abuso avvenuta a Boston. E pian piano, dopo Boston, le storie di abuso cominciarono a uscire allo scoperto da ogni stato e diocesi in tutti gli Stati Uniti.
Nel 2002 incontrai la prima di molte altre vittime di Padre Francis. Mentre le vittime si facevano avanti per raccontare la loro storia dopo decenni di silenzio, il modello di inganno e copertura diventò quasi tangibile. Incontrai vittime di Padre Francis che vennero abusate agli inizi degli anni ‘40 e vittime il cui abuso avvenne alla fine degli anni ’80. Scoprii inoltre che la Diocesi era già a conoscenza degli abusi di Padre Francis quando io raccontai la mia storia nel 1992. Mentirono quando mi dissero che ero stata l’unica bambina a riportare un accaduto del genere. Mentirono quando mi dissero che Padre Francis non poteva ormai più nuocere ai bambini. Capii finalmente il motivo per il quale i parrocchiani davano della bugiarda a me e ad altri bambini, quando organizzammo una protesta davanti alla chiesa nel 1998. Il sacerdote di allora non credeva che Padre Francis fosse un predatore sessuale. Non credeva che io fossi stata abusata. Nel marzo 2003, quando il vescovo si scusò pubblicamente nella chiesa di St Bede per gli abusi portati a termine da Padre Francis, c’era ancora gente che non credeva lui fosse un pedofilo. Così, persino con le storie di abuso nei media ogni giorno per almeno un anno, persino quando una dozzina di vittime accertate ha reso pubblica la loro storia, persino quando il vescovo afferma che questo sacerdote è davvero un abusante, ci sono ancora persone che non credono che un prete possa molestare bambini. Continuo a darmi da fare affinché i genitori siano a conoscenza dell’esistenza di sacerdoti pericolosi. Continuo a lavorare per cambiare la risposta della chiesa alle vittime di abuso e ai sacerdoti pericolosi. Ma soprattutto continuo a guarire dal male che un sacerdote mi fece quando ero piccola.
D: Molti sopravvissuti leggono questo blog giornalmente e mi scrivono. Non tutti però riescono ad andare avanti, dopo il trauma causato da un abuso, anche a distanza di anni continuano a soffrire: tu che ce l’hai fatta. Che consiglio puoi dare a queste vittime?
R: Innanzitutto, alle vittime che stanno leggendo dico: ammiro il vostro coraggio. E’ difficile liberarsi dalla vergogna e dallo stigma dell’abuso sessuale. La vergogna provata dall’abuso di un sacerdote è ancora più grande. Non mi permetto di sapere quello che ognuno di voi sta provando, perché siamo tutti diversi, e le nostre storie di abuso, per quanto simili, sono anche loro diverse l’una dall’altra. Però so che per la maggior parte delle vittime il fatto di comunicare con altre persone le aiuta molto. Quando veniamo abusati la fiducia che riponiamo in un essere umano viene distrutta. Ma se riusciamo a ricostruire con un’altra persona quello che è stato distrutto in precedenza si può ricominciare da capo. Per me il fatto di sapere che posso aiutare altre persone è stato estremamente utile. Parlare della mia storia ripetutamente mi ha aiutato enormemente. Anche se parlarne è sempre difficile e doloroso, quando lo faccio mi tolgo ogni volta un peso dalle spalle. I predatori ci hanno schiacciato con il peso della loro colpevolezza, della loro vergogna, del loro segreto. Spesso ci sentiamo “cattivi” o “peccatori”. E’ questo il loro peccato: il senso di colpa che ci hanno inflitto. Parlare con altre vittime o comunicare con loro tramite e-mail mi ha aiutata tantissimo. Soltanto loro possono capire la pazzia che l’abuso ci mette in testa e che entra a far parte delle nostre vite. Durante questi ultimi anni ho cercato di volermi bene. Il fatto di mangiare e dormire bene, fare esercizio, non bere alcool e non usare droghe mi fa sentire meglio. Quando abuso del mio corpo mi sento peggio. Cerco di pensare in modo positivo per vincere il buio lasciato dall’abuso. Quando sono depressa o mi sento giù, cerco di prendermela con calma. Non mi arrabbio con me stessa se ho avuto una brutta giornata e non lascio che questa sensazione rimanga dentro di me. Chiamo i miei amici, faccio una passeggiata con il mio cane, aiuto qualcuno che soffre, ecc. Ho iniziato anche a darmi al giardinaggio. Il fatto di lavorare la terra e far crescere qualcosa mi ha aiutata molto. Mi permette di vedere che con la giusta cura ed affetto si può creare qualcosa di stupendo. Come aiuti persone che, come te, sono state abusate e in che modo fornisci loro un futuro più sereno?
D: Come operi con il gruppo SNAP?
R: Di solito cerco di aiutare altre vittime ascoltando la loro storia e cercando di capire la loro esperienza personale. Cerco di fargli realizzare che non è stata colpa loro o dei loro genitori. Dico loro di non sentirsi in colpa, che non sono stati loro a peccare. Dico loro che la chiesa avrebbe dovuto proteggerli e avrebbe dovuto fermare il sacerdote. Che anche tutt’oggi è responsabilità della chiesa consegnare questi sacerdoti alla polizia o alle autorità civili. Le vittime spesso si sentono responsabili per l’abuso di altre vittime da parte dello stesso sacerdote, e dovrebbe essere la chiesa a proteggere e a porre un freno all’abuso. Se il sacerdote esercita ancora, aiuto le vittime a denunciarlo alla polizia. Se le vittime hanno bisogno di risposte pratiche, cerco di rispondere. Dico loro dell’esistenza di SNAP e degli altri sopravvissuti. Dico loro che non sono soli.
Abbiamo contatti di consulenti SNAP in diverse zone del Paese. Do loro il nome e il numero di telefono del consulente più vicino a loro. Dico loro del sito internet di SNAP e che se vogliono restare anonimi lo possono fare partecipando ai gruppi di supporto SNAP in linea. Se vivono vicino a me cerco di incontrarli per un caffè e per parlare loro di persona. Incontrare un’altra vittima faccia a faccia è estremamente importante, così cerco di farlo anch’io quando posso. Le vittime possono partecipare ai gruppi di supporto SNAP che vengono organizzati nelle città più grandi. Possono partecipare alla nostra annuale conferenza. Possono contribuire a cambiare la legge. Possono distribuire volantini nelle parrocchie e mettere in all’erta la gente della presenza di pedofili accertati mascherati da sacerdoti. In SNAP le vittime possono partecipare passivamente leggendo le informazioni del nostro sito internet oppure attivamente lavorando pubblicamente per cambiare la politica attuale e la chiesa.
D: Cosa credi abbiano bisogno quegli individui che non pensano che questo problema li riguardi, affinché cambino idea e comprendano la gravità del problema?
R: Devono immaginarsi che i loro stessi figli e nipoti vengano abusati,
sodomizzati e molestati. Devono immaginarsi di andare dal vescovo per riferirgli l’accaduto, sempre che il tale vescovo sia dalla loro parte e ponga un fine all’abuso. Devono immaginarsi l’articolo scritto da parte degli avvocati del vescovo che dà la colpa dell’abuso al loro figlio di 10 anni. Questo fatto è veramente accaduto recentemente a Miami, in Florida. Spesso penso che le persone che sono stata abusate ma che non hanno ancora confrontato il loro stesso abuso e di conseguenza l’abusante stesso, sono coloro che fanno più fatica ad accettare la verità. L’abuso può accadere a qualsiasi bambino. I bambini sono fiduciosi e ingenui. Ogni genitore ha il dovere di proteggere il loro figlio nella maniera migliore. E credo che da adulti siamo tutti responsabili per la comunità in cui viviamo e le comunità dei nostri figli. Credo che tutti noi abbiamo una responsabilità morale di proteggere i nostri figli.
D: Lo scandalo del Boston Globe ha portato a cambiamenti positive nella Chiesa Cattolica o credi che i problemi siano rimasti gli stessi?
E ancora, cosa pensa una vittima di tale scandalo sapendo che il Vescovo di Boston, Bernard Law (nella foto), non solo non è mai stato punito ma è oggi un uomo libero?
R: Credo che lo scandalo esposto dal Boston Globe abbia portato a
cambiamenti positivi. Credo anche che un’istituzione come la chiesa,
talmente abituata a nascondere scandali e trasgressioni portati a termine dal suo proprio clero, possa solo veramente cambiare con uno sforzo enorme, in un vasto periodo temporale, e con un aiuto collettivo. Un cambiamento in istituzioni del genere, proprio per la loro natura specifica, richiede uno sforzo estremamente difficile, specialmente istituzioni gerarchiche come la Chiesa Cattolica, caratterizzate da riservatezza e che non dispongono di misure di sorveglianza esterne, incapaci di stabilire in maniera indipendente le reali misure di un accaduto. Negli Stati Uniti i vescovi continuano a chiedere ai credenti di avere fiducia in loro e che il problema è già stato risolto. Lo dubito fortemente. Cambiare il Sistema richiede uno sforzo sostanziale. I vescovi vogliono farci credere che l’abuso ecclesiastico avvenuto in passato non accadrà più perché ora se ne stanno curando loro stessi. Ma non è difficile vedere che negli Stati Uniti l’abuso continua tutt’oggi.
Per quanto riguarda il Cardinale Bernard Law:
non è l’unico cardinale o vescovo che rimane tutt’oggi impunito. Non è
l’unico che ha lasciato che centinaia di sacerdoti continuassero ad abusare bambini per decenni senza mai alzare un dito. Sarebbe dovuto andare in carcere così come altri responsabili di questo scandalo. Credo che lo stesso Vaticano protegga i sacerdoti abusanti e non faccia il necessario per cambiare la struttura ecclesiastica. Tale istituzione sembra essersi fermata in un limbo ristretto e auto-protettivo sull’argomento dell’abuso. Così nel 2000 la Chiesa e il Santo Padre si sono scusati per le trasgressioni della chiesa nel corso degli anni passati, anche se stavano comunque proteggendo (e lo stanno facendo tutt’oggi) sacerdoti pedofili.
Ogni primavera, prego affinché i funzionari ecclesiastici, durante il
periodo quaresimale, si pentano e la smettano di proteggere i propri
sacerdoti invece dei loro figli.
Per ulteriori info. sull’associazione S.N.A.P. :
www.associazioneprometeo.org spazio Links.
NELLA FOTO: Barbara Blaine, presidente Snap interviene ad un nostro convegno:
Pedofilia e Politica: una riflessione.
di Rita Calicchia Non so se anche le associazioni che operano nel campo della pedofilia siano in qualche modo "allineate". In effetti, e a pensarci bene, in un mondo in cui tutto è o di destra o di sinistra, probabilmente sarebbe strano se così non fosse. Fatto è che non ci ho mai pensato. E che solo oggi mi viene in mente questa cosa. E siccome mi conosco, e so quanto sia pericoloso quel tarlo che mi s'insinua nella testa, voglio provare a capire. Anzi: DEBBO capire.
Mi guardo attorno e noto - anche nella mia provincia di Latina - un proliferare di associazioni contro la pedofilia. Tante. Troppe. Davvero troppe. Più dei partiti politici. E mi chiedo perchè. E soprattutto se abbia un senso. E m'insospettisco - anche - nel notare la non ricerca del dialogo, della collaborazione, a fronte di un obiettivo che dovrebbe accomunarci. E allora è legittimo il sospetto, l'ombra del dubbio. Vivo in un territorio invaso da una crisi economico/occupazionale che non ha precedenti e perlopiù causata dalla non competitività di un sistema costretto all'angolo da infrastrutture (specialmente viarie) da terzo mondo. Un territorio che ha la sfortuna di vivere una fase di gestione politico-amministrativa non continuativa (dal punto di vista del colore delle maggioranze di governo): motivo per cui subisce una programmazione altalenante, che muta al variar delle alleanze di partito e che resta quindi sempre sulla carta. Persino il Corridoio Tirrenico, da noi, è diventare un "affare" de destra e/o di sinistra. Lo voleva Storace. Non può volerlo Marrazzo. Richiusi velocemente i cantieri già aperti, tutto è stato rimesso in discussione dunque. Con buona pace dei miliardi stanziati (e congelati chissà dove) dalla comunità europea e dallo stesso governo nazionale per un'opera destinata ad allungare l'elenco delle incompiute. Ma se nessuno ci fa più caso (perchè la politica "è così": basti guardare alle vicende del ponte sullo Stretto), ritengo doppiamente immorale il dividersi su questioni che con la politica non dovrebbero e non hanno nulla a che fare. A meno che... invece qualcosa a che fare lo abbiano davvero. E allora è bene stanarci tutti. Usciamo allo scoperto. Guardiamoci in faccia. Diciamoci chi siamo e cosa vogliamo fare. Se abbiamo qualcosa in comune, lavoriamoci insieme. In caso contrario, diciamo ufficialmente cos'è a dividerci. Ne va di mezzo la credibilità di tutti. Delle associazioni che operano nel campo. Di ciascuno di noi, individualmente. Rita Calicchia “Le interviste di Massimiliano Frassi per il Blog.”
Continuiamo a conoscere più da vicino i membri del nostro Comitato Scientifico.
E’ la volta della dr.ssa Elena Martellozzo, criminologa, collaboratrice di Scotland Yard Londra e docente presso l’Università di Westminster.
D: Partiamo da te:
da una città italiana di provincia, come si approda a Scotland Yard, meta tanto ambita quanto “lontana”?
R: Ho trascorso ed ancora trascorro la mia vita accademica di ricercatrice in Criminologia ad Oxford e a Londra. Mi sono trasferita in Inghilterra subito dopo il Liceo in un periodo di confusione interna. Premetto, non sono affatto fuggita dalla mia tanto amata casa in provincia di Padova. Me ne sono andata semplicemente perché ero alla ricerca di qualche cosa di nuovo che mi stimolasse, appassionasse e soprattutto mi aiutasse a quietare quella confusione interna che mi portavo appresso già da qualche anno. E quella passione l’ho trovata soprattutto tra i banchi di scuola della London School of Economics & Political Science dove ho avuto la grandissima fortuna di incontrare Intellettuali, Criminologi e Sociologi che, da giovane laureanda, ancora non ne consideravo l’esistenza. E’ così che è iniziato il mio cammino di Criminologa. Anzi, per essere pignoli, credo che questo cammino sia iniziato molto prima di approdare nel Regno Unito. Quella confusione interna di cui parlavo poco fa mi è piombata addosso il 23 Maggio del 1992 quando una carica di esplosivo ha provocato un enorme squarcio nell’autostrada di Palermo – Punta Raisi dove morirono dilaniati Giovanni Falcone, la moglie e la loro scorta. Ma come sappiamo, quello ero soltanto il principio dell’offensiva mafiosa ed anche della mia confusione. Il 19 Luglio dello stesso anno scoppiò un’altra strage; questa volta in Via D’Amelio: un’autobomba collocata davanti alla casa della madre uccise Paolo Borsellino e la scorta.
Durante quell’estate io mi trovavo in provincia di Palermo in villeggiatura con mia madre, avevo 15 anni. Ricordo vivamente l’aria pesante che si respirava e la tristezza negli occhi della gente che come me si chiedeva ‘Perché?’. Quella Sicilia ricca di profumi e colori che visitai prima delle stragi e che ai miei occhi ancora rispecchiava la narrazione di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, non era più la stessa. Non ricordo cosa pensai dell’epifania di quegli eventi. Vedevo (e credo con ragione) scaturire un disagio dal fatto che sapevo che qualche cosa era profondamente sbagliato, ma sapevo anche che non avrei potuto vivere in una stato di costante consapevolezza di tale
conoscenza. Ricordo che durante quel viaggio cominciai a pormi alcune domande, su cui ancora discuto e m’imbatto con colleghi e studenti. Perché c’erano persone, che leggevano gli stessi giornali, camminavano per le stesse strade, provenivano da famiglie, scuole e
quartieri simili, non ‘vedevano’ o percepivano quello che vedevamo noi? Vivevano forse in un altro universo percettivo dove spesso gli orrori della Mafia erano invisibili? O forse vedevano esattamente quello percepivamo noi, ma, semplicemente, non gliene importava perché erano fatti che non toccavano o cambiavano la loro quotidianità?
I miei studi in Criminologia mi hanno portata per strade piuttosto diverse, ma le mie domande di adolescente hanno continuato ad aleggiare.
D: Oggi il mestiere del criminologo piace moltissimo ai giovani, merito anche della TV che lo ha per così dire “mitizzato”. quali suggerimenti dai ai ragazzi che vogliono intraprendere la tua strada?
R: Sono d’accordo con te che il ruolo del Criminologo è stato ‘mitizzato’ dai media in un modo credo quasi esagerato, se non sbagliato. Ho il presentimento che a molte persone, soprattutto ai giovani, non sia ben chiaro che cosa sia la Criminologia. Brevemente, la Criminologia è la scienza che studia il crimine, la devianza ed il controllo. Il criminologo quindi non è un investigatore, un detective o uno psichiatra. Il criminologo si occupa dello studio del crimine dal punto di vista sociale (dal crimine della strada a quello dai colletti bianchi), il modo in cui esso è controllato (la polizia, i tribunali, le prigioni) e come può essere ridotto. Una volta chiarito il ruolo del criminologo, cosa potrei suggerire ai ragazzi che vogliono intraprendere la mia strada? Direi loro di non soffermarsi solamente di fronte a quello che propongono i
media ma di analizzare ed affrontare i problemi sociali, parlarne apertamente come è stato fatto durante la conferenza che hai organizzato a Cuneo lo scorso Novembre. Dico questo perché spesso accade che la mente coglie cosa sta accadendo, ma si preoccupa immediatamente a porre le informazioni ricevute in un angolo buio o nel ‘dimenticatoio’. In questo modo l’attenzione è distolta dai fatti o dal loro significato ed ecco le ‘menzogne vitali’, sostenute dai membri di una famiglia, su violenza, incesto, abuso sessuale, adulterio ed infelicità. Le menzogne non sono rivelate ma coperte dal silenzio della famiglia. Ma non si tratta solo di individui o famiglie. Burocrazie governative, partiti politici, associazioni professionali, religioni, eserciti di polizia, tutti hanno una forma propria di copertura ed un loro unico e direi originale modo di mentire. Un bravo criminologo e ricercatore non può mettere da parte o neutralizzare nessun tipo di informazione.
D: Parliamo di pedofilia: puoi fare, in sintesi, il punto della situazione inglese. Cosa si fa in tal senso in Inghilterra e con quali risultati?
R: La pedofilia non è un problema semplice da ricercare, definire o trattare. Come sai è un fenomeno antichissimo, molto diffuso che ha infettato tutti gli strati sociali. Ha radici profonde ed è stato ricercato, denunciato, definito e ri-definito durante molti anni. E’ un tipo di crimine che si manifesta in un ambiente sociale piuttosto limitato come per esempio quello della famiglia o della scuola, dove i bambini instaurano un rapporto di fiducia con gli adulti che li circondano, affidandosi a loro. Ed è in questi ambienti che i pedofili cercano di inserirsi per avvicinarsi a giovani e vulnerabili vittime. Anche in Inghilterra, nonostante la ricerca molto avanzata, c’è ancora molta strada da fare per ridurre il fenomeno della pedofilia.
Per esempio, parlando di abuso sessuale su Internet, lo scorso anno la Metropolitan Police di Londra ha ideato un programma chiamato Safer Surfing. E’ un programma molto semplice che evidenzia i rischi e allo stesso tempo i benefici che l’Internet offre. Il programma è stato ideato per essere distribuito nelle scuole medie superiori inglesi e rappresenta uno dei tentativi che la Metropolitan Police sta facendo con la speranza di proteggere i bambini dal rischio di diventare vittime. Reputo questo sia decisamente un valido punto di partenza: la
prevenzione attraverso l’educazione.
D: È curabile secondo te un pedofilo?
R. La pedofilia non è una malattia; quindi non ci si può affidare alla medicina per eliminarla. Il pedofilo non è un ‘paziente’ bisognoso di patologie o cure; e’ bensì un criminale. Forse, per capire meglio questo concetto tutti dovrebbero ascoltare cosa hanno da dire le vittime che
sono state abusate.
D: Sempre nello spazio, breve, di questa intervista: pedofilia e internet realizzabile o impossibile una regolamentazione della rete?
R. Al giorno d’oggi tutto sarebbe ovviamente possibile. Ma temo che la regolamentazione della rete non sia negli interessi di tutti.
E’ una questione molto accesa al momento; credo che l’unica cosa che possiamo fare su questa questione sia aspettare e vedere cosa ‘ gli altri ’ decidono per noi. |
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